ALESSIA VILEI

Psicoterapeuta


Disturbi somatici


Hai un malessere persistente eppure non si riesce a comprendere da dove provenga? Avverti dolore ma ogni tipo di analisi afferma che sei sano? I tuoi stati di sofferenza sono quotidiani e nessuno ti comprende?
Probabilmente si tratta di “disturbi da sintomi somatici”!

Spesso questi disturbi ne comprendono di altri: disturbo da ansia di malattia, cioè la nota “ipocondria"; disturbo da conversione, che si presenta con sintomi neurologici funzionali privi di una spiegazione medica (paralisi, parestesie, tremori, algesie, ecc.); e tutta un'ampia gamma dei disturbi sempre correlati ai più vari sintomi somatici.

Soffermiamoci brevemente per comprendere meglio cosa significa avere disturbi somatici e cosa sono effettivamente.

Scopriamo che essi condividono il fatto di essere tendenzialmente cronici e caratterizzati dalla presenza di uno o più fastidi fisici ricorrenti: dolore osteomuscolare, disturbi gastroenterici, mal di testa, nevralgie, vertigini, formicolii ed altri ancora.

Tali fastidi, più o meno intensi e disturbanti, si presentano come del tutto simili a sintomi collegabili a condizioni mediche specifiche, pur non essendo in realtà fisiologicamente determinati dalla presenza di una disfunzione o malattia fisica.

Essi sono dunque privi di causa organica evidenziabile con le comuni indagini cliniche e strumentali. Tuttavia creano un disagio significativo e reale sia sul piano fisico sia su quello psicologico poiché, il fatto di non individuare una ragione alla base del proprio malessere, genera stress e ansia, cui si somma la sensazione di non essere valutati e curati in modo ottimale.

Se non gestita e compensata, con il tempo, la preoccupazione per la tua salute pu diventare un pensiero persistente, creando notevole sofferenza, impattando notevolmente sulla qualità della tua vita e comportando l’innesco di altra sintomatologia psichica.

Sempre più frequente è la manifestazione di disturbi somatici nelle sfere sessuale e genito-urinari, o come fibromialgia, ed altre problematiche correlate spesso ad un Disturbo di Ansia generalizzata, o ad un disturbo di attacchi di panico, o ancora a depressione.

Generalmente si ha la convinzione che si tratti di un problema medico e che non possa trattarsi di un disagio psicologico perché il dolore è reale.

Se anche tu soffri di disturbi somatici, talvolta non riesci a pensare ad altro che a questo disagio ed hai la sensazione che nessuno ti capisca.

Il mio pensiero. Il mio intervento.

Mentre fino a qualche anno fa le neuroscienze si focalizzavano principalmente sui sintomi non spiegabili da un punto di vista medico (MUS=Medically Unexplained Symptoms), attualmente si è assistito ad un cambio di rotta, ad una maggiore enfatizzazione del grado in cui i pensieri, le emozioni e i comportamenti della persona relativamente ai propri sintomi somatici sono sproporzionati o eccessivi, e quindi significativi all’interno del proprio vissuto emotivo.

Questa impostazione permette di superare la dicotomia mente-corpo, invitando il clinico a fare una valutazione globale e proponendo di conseguenza un trattamento adeguato alla complessità della condizione.

Personalmente per il disturbo da sintomi somatici applico l’approccio raccomandato dall’American Psychiatric Association (la più grande associazione professionale psichiatrica al mondo che consta oltre 37000 membri; DSM 5- 2013):
«un trattamento che aiuti a controllare i sintomi e aiuti la persona a funzionare nella maniera più normale possibile. Questo comporta l’avere visite regolari con un professionista di fiducia che possa fornire supporto, rassicurazione, monitoraggio dei sintomi, evitando eccessivo ricorso a test e trattamenti non necessari».

Inoltre un percorso psicologico può aiutare a riconoscere le emozioni che sono alla base dei pensieri e dei comportamenti disfunzionali, e ad apprendere nuove strategie per gestire il dolore, lo stress e migliorare il proprio funzionamento. Il dolore e l’ansia spesso mettono in funzione comportamenti che assumono il significato di una richiesta di relazione, di vicinanza e di attaccamento, o possono essere legati ad eventi traumatici che è opportuno elaborare con un professionista. La relazione all’interno di un setting clinico diventa, dunque, terreno in cui potersi esplorare con sicurezza, e riscoprire un nuovo modo di leggere se stessi.

Ciò avviene attraverso i colloqui psicologici ed attraverso vari strumenti e tecniche di intervento che lo psicologo può mettere in campo. Personalmente, quello che trovo più indicato in questo tipo di disturbi, è l’ipnosi, che, come spiego nell’articolo ---- da un lato permette di imparare una tecnica di rilassamento e meditazione particolarmente efficace nel controllo del dolore, dall’altro di superare i blocchi emotivi ed i traumi in maniera dolce e rispettosa della persona, aiutandola ad interpretare ed affrontare le situazioni emotive che li possono generare.